Comune di Sesto al Reghena

Chiese e capitelli votivi

Scopriamo insieme un percorso singolare frutto della devozione popolare che ci farà conoscere il territorio in modo insolito.

 


Abbazia S. Maria (VIII sec.) piazza Castello Sesto al Reghena – La più antica istituzione monastica benedettina del Friuli, venne fondata nella prima metà dell’VIII secolo e dotata di un ingente patrimonio da tre fratelli longobardi, Erfo, Marco e Anto. Conserva l’Urna di Santa Anastasia, una delle sculture più importanti dell’arte adriatica nell’alto medioevo e un ciclo di affreschi dedicato a Santa Maria, San Pietro Apostolo, San Giovanni Battista e San Benedetto.

 


Pieve di Tutti i Santi (XIV sec.) piazza IV Novembre Bagnarola – La chiesa parrocchiale di Bagnarola risale al 1300 ma ha subito nel corso dei secoli numerose ristrutturazioni ed addizioni, in particolare quella del rifacimento ottocentesco 1895-1899 come documenta un’iscrizione in facciata, che ha comportato la foratura delle pareti per aprire le due navate laterali con cappelle e l’edificazione dell’attuale zona presbiteriale con cupola. All’interno si conservano il cinquecentesco Crocifisso ligneo, la vasca in pietra del fonte battesimale degli inizi del XVI secolo e il pregevole affresco con il Compianto sul Cristo Morto di Pomponio Amalteo (1505-1588) ritrovato sotto l’intonaco accanto all’altare, durante i lavori di demolizione della chiesa di Bagnarola. Altre opere da segnalare: Madonna e santi, del XVII secolo; San Giovanni Evangelista che contempla la Gerusalemme Celeste (secolo XIX del Fabris).

 


Chiesetta di S. Marco (XVII sec.) località Mure – E’ stata eretta nel ’600 dagli abitanti di Mure. La facciata è racchiusa da due lesene, che sorreggono il timpano triangolare; al di sopra, la struttura metallica della campana. La porta principale è di forma ad arco a sesto schiacciato ed è l’unica apertura dell’edificio, sprovvisto di finestre. L’altare presenta una mensa in muratura e una pala dipinta sul muro di fondo tra due lesene; si tratta di una Madonna in trono con Bambino con San Marco e San Nicolò, opera di Cataldo Ferrara. San Marco, a sinistra, mostra il Vangelo, mentre a destra San Nicolò ha in mano un cesto di doni. All’epoca della febbre spagnola gli affreschi furono completamente ricoperti di calce civa. Ai tempi delle due guerre mondiali, gli abitanti di Mure riempivano l’edicola di sacchi di frumento per impedire che i tedeschi li portassero via. Sul retro si può ancora vedere, sebbene assai rovinato, Santa Barbara che spegne il fuoco.

 


Chiesetta del Crist con affreschi (XVII sec.) località Mure. Vicino a San Marco c’è la chiesetta del Cristo del SS. Crocifisso. L’edificio fu costruito alla fine del seicento e probabilmente ampliato nel settecento con l’aggiunta del portico rettangolare, sormontato da timpano che termina con una struttura metallica che funge da campanile. Il portico presenta tre luci: un arco d’accesso e due finestre laterali a tutto sesto. All’interno si conservano gli affreschi dell’Addolorata, Santi Francesco d’Assisi e Antonio da Padova e Flagellazione di Gesù alla colonna.

 

 


Oratorio San Giuseppe, località Fraticelle – Risale al 1930 e conserva una statua lignea di San Giuseppe con Bambino di scuola gardesana.

 

 


Chiesetta di S.Antonio da Padova, località Banduzzo  -A tre chilometri da Sesto, in località Banduzzo (che significa luogo interdetto per legge) sorge l’ottocentesca Chiesetta di Sant’Antonio da Padova, eretta dai proprietari del luogo. La facciata è arricchita dalla presenza di un portico rettangolare delimitato anteriormente da un muretto sul quale poggiano due pilastri laterali e due colonne centrali, che sostengono il timpano triangolare. La porta principale con arco a sesto acuto è fiancheggiata da due finestre rettangolari.

 

 


Chiesetta di Santa Chiara (XVIII sec.)  località Braida Curti – La chiesetta sorge nel borgo, oggi abbandonato, di Braida Curti, la cui etimologia viene da “Braida”,  che significa poderetto chiuso, e Curti, dalla famiglia di origine veneziana che ne era proprietaria. L’edificio risale alla fine del seicento o all’inizio del settecento, ma è stato pesantemente rimaneggiato nel 1855 dai signori Loro e restaurato tra le due guerre mondiali nel 1920 e nel 1940. La facciata è incorniciata da due lesene angolari con capitello, sulle quali poggia una trabeazione e un timpano triangolare.Sulla sommità si trova il campanile a bifora di foggia seicentesca. Al centro due finestre simmetriche incorniciano la porta di ingresso di forma rettangolare. Sui lati la superficie muraria è movimentata da archi ciechi. Per quanto riguarda l’interno, vi si conserva un altare di legno della fine del  ’700, con una pala raffigurante una Madonna con Bambino, San Francesco di Sales e Santa Margherita di Alacoque,  poi trasferita in Abbazia.

 

 


Sant’Urbano (XVII sec.) località Marignana – L’edificio attuale fu costruito nel 1937-39 su un nucleo preesistente del 1600. La Chiesa è preceduta da un portico di forma rettangolare, con un arco d’ingresso e due finestre laterali a tutto sesto, che copre quasi completamente la facciata. Quest’ultima presenta al centro la porta principale rettangolare, senza quadrature, sormontata da una lunetta cieca e due finestre laterali. Il campanile a bifora si trova sul colmo della facciata. L’aula rettangolare con travicelle a vista, prende luce da due aperture a tutto sesto poste su entrambe i lati; il presbiterio, preceduto da un arco a tutto sesto, ha una pianta quadrata, ed è coperto da un soffitto a vela. All’interno si conservano decorazioni murali del 1937 del pittore Culos, un’acquasantiera del XVII secolo e una pala con Sant’Urbano dipinta nel 1893 da A. Pancotto.

 

 


Chiesetta della visitazione (XVII sec.) località Versiola – Nell’arco della sua storia pluricentenaria ha mutato più volte intitolazione: si è passati da “Santi Bernardino e Daniele Profeta” al solo “San Bernardino”, per passare poi nel ’700 al titolo di Chiesa della Visitazione della Beata Vergine Maria”. Un’alternanza di titoli che ricorre fino al 1889 circa, quando l’arciprete Don Antonio Cicuto ebbe a restaurarla, dedicandola alla Madonna di Lourdes; devozione recente, quindi, ma di grande presa emotiva tra i fedeli della frazione di Versiola. L’attuale intitolazione prende avvio a seguito del radicale intervento di salvaguardia e conservazione della metà degli anni ’70 del ’900, che vede anche l’eliminazione dell’immagine in gesso della Madonna di Lourdes e la ricollocazione della restaurata pala ad olio su tela con i santi titolari.

 

Chiesetta campestre medievale di San Pietro (XI-XIII sec) località Versiola

Come i vicini Molini di Stalis, anche la Chiesetta campestre di San Pietro viene citata la prima volta nelle fonti documentali in una Bolla di Papa Lucio III, risalente al 1182: vi si sancisce l’autonomia dell’Abbazia di Santa Maria di Sesto dal Vescovo di Concordia, e vi si confermano i suoi privilegi ed i suoi possedimenti, tra i quali anche la nostra piccola Chiesetta.

Monsignor Giancarlo Stival, Parroco Abate di Sesto al Reghena, che ha studiato la storia di questo sito, azzarda un’ipotesi affascinante circa la decisione di costruirla in mezzo alla campagna: “Il monastero sestense (dedicato dai Fondatori alla Vergine Maria, a San Giovanni Battista e a San Pietro Apostolo di Cristo) appare, tra i secoli XI e XII, particolarmente impegnato a dimostrare e garantire la propria autonomia, e lo fa richiamandosi da una parte alla diretta dipendenza da Aquileia, e dall’altra propagandando la propria “sottomissione” alla sede apostolica, e quindi una speciale dipendenza dal papa. Gli abati sestensi hanno concretizzato questo riferimento, non soltanto ideale, agli Apostoli, e a San Pietro in particolare, con una serie di edifici ed elementi monumentali. Ai confini delle proprietà dell’Abbazia hanno edificato (e dotato) una chiesa a Santa Petronilla, vicino a Savorgnano (e Santa Petronilla nel medioevo era creduta figlia di San Pietro); a Saletto viene edificato un luogo di culto in onore dei Sant Pietro e Paolo;  nella stessa chiesa abbaziale – nel cuore di essa – un grandioso ciclo di affreschi racconterà le Storie di San Pietro. La Chiesetta medievale, restaurata negli anni ’90 del  ’900, presenta un’aula rettangolare di circa 5.80 per 7.50 metri e una piccola abside semicircolare romanica con apertura a sesto ribassato. La finestratura a mezzaluna rivela una riforma dell’edificio nel corso del ’700. Le pareti vennero affrescate in epoche diverse, ma oggi purtroppo poco rimane della decorazione originaria; si conserva un affresco quattrocentesco con la Vergine, il Bambino e S. Sebastiano.

 

 


San Rocco, località Vissignano – L’originaria struttura dell’edificio era anteriore al 1610, anno in cui la chiesa fu costruita. Nel 1817 venne acquistata e restaurata dai Variola. La facciata è incorniciata da due lesene senza capitello terminale, sulle quali poggia un frontone triangolare, sormontato da un campanile a monofora. L’aula di forma rettangolare presenta una copertura con travi a vista a due campate; la sacrestia si trova dietro all’altare all’interno di una sorta di abside semicircolare. Si conserva un altare barocco in marmo, coevo all’edificio, con una pala raffigurante Madonna con Bambino, San Bartolomeo e San Rocco, ed un affresco sulla parete sinistra con Decollazione di una Santa, databile al XIX secolo.

 


Santa Maria della Salute  – Chiesa parrocchiale di Ramuscello – Venne costruita su un terreno di proprietà della Contessa Francesca Freschi, secondo il progetto dell’architetto udinese Pietro Zanini, nel 1935. Il marzo dello stesso anno ci fu, a Ramuscello, una solenne cerimonia per la benedizione delle fondamenta, della prima pietra e della croce che sorgeva sul luogo dove sarebbe stato collocato l’altare maggiore. La costruzione della chiesa rappresentava una forte esigenza della comunità di Ramuscello, al punto tale che nel suo archivio esiste ancora un manoscritto autografo pro erigenda ecclesia, nel quale si registravano le offerte, soprattutto uova, per la realizzazione della chiesa stessa. L’edificio fu aperto al culto il 27 ottobre 1935, ultima domenica di tale mese, giorno della festa di Cristo Re, al quale la Chiesa fu consacrata. Venne affrescata nel 1963 ad opera del pittore triestino Luciano Bartoli che ricoprì le pareti laterali, per una superficie di 300 mq, con scene della Via Crucis.

 


Cappella Gentilizia di Santa Anastasia nel compendio di Villa Freschi di Ramuscello – L’edificio risale alla fine del settecento: presenta una facciata tripartita da quattro lesene con capitello, sormontate da un timpano triangolare con un occhio a quattro lobi al centro. Sopra la porta d’ingresso rettangolare, inquadrata in pietra lavorata, con arco interrotto e fregio, si conserva traccia di un’iscrizione ora illeggibile. L’aula rettangolare è collegata al presbiterio quadrato mediante un arco a tutto sesto; la sacrestia si trova sul lato destro ed è in comunicazione con un altro locale. All’interno si trovano due statue lignee raffiguranti un Vescovo e una Santa, databili al XVIII secolo. Coevi risultano anche l’acquasantiera ed un dipinto raffigurante l’Ultima cena.